Laboratorio didattico di autoritratto ed educazione all'immagine con le scuole: uno spazio per esplorarsi attraverso la fotografia, e imparare a usarla con consapevolezza.
L'adolescenza è l'età in cui la domanda "chi sono?" si fa urgente, ma raramente trova spazi per essere esplorata senza giudizi altrui. Il laboratorio di autoritratto offre ai ragazzi la possibilità di raccontarsi attraverso una personale rappresentazione, aiuta a trasformare insicurezze e fragilità in materiale espressivo, usando un mezzo, la fotografia, che appartiene già alla loro quotidianità ma che quasi mai hanno imparato a usare in modo consapevole. Costruire un autoritratto significa fermarsi, osservarsi, decidere cosa mostrare e cosa custodire: un esercizio di introspezione concreto, che passa dallo sguardo prima che dalle parole, e che per questo raggiunge anche chi fatica ad esprimersi a voce.
Un modo diverso di incontrare se stessi, partendo da uno strumento che già usano ogni giorno.
Il cyberbullismo colpisce quasi sempre attraverso le immagini: l'immagine derisa, il commento sull'aspetto, lo screenshot condiviso. La ferita si presenta quando il/la giovane fa coincidere la propria immagine con il proprio valore. Questo laboratorio agisce anche su questo punto: scattando, scegliendo e costruendo la propria immagine si comprende per esperienza diretta che ogni fotografia è una rappresentazione parziale di sé, da non intendersi come un "verdetto finale". Questa consapevolezza è una forma concreta di prevenzione: chi la possiede è meno vulnerabile all'attacco e meno incline a usare le immagini come arma. Il lavoro in gruppo, regolato da un patto di sguardo non giudicante, allena inoltre l'empatia: l'immagine del compagno diventa il racconto di una persona e rompe le etichette su cui si costruiscono le dinamiche di esclusione. Infine, il tempo lento della fotografia pensata educa al gesto consapevole contro l'impulsività dello scatto: prima di scattare, mostrare o condividere, si impara a chiedersi cosa produce un'immagine una volta uscita dalle nostre mani, e a non far circolare mai l'immagine di un altro/a senza il suo consenso.
Alcune immagini realizzate durante i laboratori passati.
Le emozioni, come l'acqua, non chiedono permesso: riempiono, superano il bordo, si spandono spesso dove non dovrebbero. Un dettaglio che rende l'immagine particolarmente efficace: la tazza è ferma, composta, bianca, pulita mentre quello che sta succedendo è tutt'altro che controllato. È un bel contrasto tra il contenitore (la persona, la sua immagine esterna) e il contenuto (le emozioni) che non si lascia più contenere.
















Fotografo e libero professionista nell'ambito dell'immagine e della comunicazione, conduce da diversi anni laboratori di autoritratto fotografico, sia con gli adulti sia con i ragazzi nelle scuole, tra cui un percorso continuativo con la Fondazione Casa Oz. Crede nell'autoritratto come strumento di consapevolezza ed espressione di sé.
Per informazioni pratiche — durata, costi, modalità di attivazione — è disponibile una scheda dedicata. Scrivimi per riceverla e per parlare del progetto con la tua classe o il tuo istituto.
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